Prima della Chiesa, renderci Ecclesia

Prima della Chiesa, renderci Ecclesia

di Melissa De Bellis

Mercoledì 10 giugno si è tenuto nella nostra parrocchia un incontro con Don Mario Castellano, sacerdote della nostra diocesi, che per molti anni ha ricoperto il ruolo di direttore dell’Ufficio Liturgico Diocesano. L’incontro si inserisce nel cammino di preparazione alla consacrazione della nuova chiesa parrocchiale, prevista per il 5 settembre 2026.
Con Don Mario abbiamo riflettuto sul significato profondo della consacrazione, che non rappresenta semplicemente l’inaugurazione di un nuovo edificio religioso, ma segna l’inizio di una nuova stagione spirituale per tutta la comunità, oggi in cammino verso questo atteso traguardo.
Abbiamo approfondito il senso autentico dell’essere Chiesa: una realtà che va oltre le mura e le strutture materiali, fondata sulla comunione, sulla fede condivisa e sulla vita vissuta insieme. Partendo dall’etimologia della parola “Chiesa”, dal greco Ecclesia, che significa “assemblea convocata”, abbiamo ricordato che la comunità, composta da uomini e donne in cammino, esiste prima dell’edificio: siamo noi la vera Chiesa. L’edificio, a sua volta, è segno visibile di una realtà spirituale più profonda, e la sua bellezza dovrebbe riflettere la qualità delle relazioni tra le persone.
La nuova chiesa rappresenta anche una novità significativa dal punto di vista architettonico: è la prima nella provincia di Bari con una forma circolare, segno di una comunità che desidera vivere la fede in modo più partecipato e inclusivo. Questa forma richiama l’immagine dei “circumstantes”, coloro che stanno attorno: un popolo raccolto in un unico abbraccio attorno a Cristo.
“Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo” (Gv 10,7-9). Abbiamo poi ripercorso le tappe del rito della dedicazione, che si aprirà con il gesto dell’apertura della porta, simbolo di accoglienza. La porta, chiusa e poi aperta, richiama il passaggio verso una realtà nuova. Le porte aperte indicano una comunità accogliente, una casa disponibile per tutti.
Prima ancora della consacrazione dell’edificio, il popolo si radunerà e si metterà in cammino verso il nuovo luogo di culto. Durante questo breve percorso saremo chiamati a interrogarci sulla nostra volontà di costituire una comunità, quale comunità vogliamo essere?
Se con la consacrazione si concluderà l’attesa dell’edificio fisico, dinnanzi ci si porrà una sfida più grande: essere davvero Chiesa.
Uno dei primi gesti della dedicazione sarà la benedizione del fonte battesimale, segno che la Chiesa nasce dall’acqua e dallo Spirito Santo. La comunità cristiana, infatti, è formata dai battezzati, ma viene spontaneo chiederci: siamo davvero consapevoli del nostro Battesimo? Spesso i sacramenti rischiano di essere vissuti come un fatto culturale o sociale, quando invece dovrebbero essere la vera sorgente della nostra fede.
In questo contesto si inserisce anche la riforma del cammino di iniziazione cristiana, che non si limita più a preparare ai sacramenti, ma vuole accompagnare le persone verso una reale esperienza di fede. Don Mario ha ricordato che educare i giovani alla fede non è solo compito dei catechisti, ma una responsabilità che riguarda tutta la comunità.
Un altro punto fondamentale trattato durante l’incontro è stato il nostro rapporto con Dio. Spesso ci rivolgiamo a Lui per annunciarGli le nostre decisioni e chiederGli che realizzi i nostri progetti dimenticandoci che Dio non solo ci ascolta, ma ugualmente ci parla: tocca a noi suo gregge ascoltarLo e far sì che sia fatta la Sua volontà, come il Padre Nostro ci ricorda.
Al centro della nuova chiesa troveremo l’altare, simbolo di Cristo, pietra angolare e mensa del popolo di Dio. L’altare sarà unto con il sacro Crisma, diventando segno della presenza viva di Cristo in mezzo alla comunità.
Durante l’incontro abbiamo riflettuto anche sui segni presenti nella chiesa, che non sono semplici elementi decorativi, ma parlano alla vita della comunità. Le croci sulle pareti ricordano che l’intero edificio è consacrato, una vera e propria “tenda abitata dallo Spirito Santo”.
Questo ci riporta al tempo in cui le chiese venivano costruite interamente in pietra: ogni elemento era indispensabile e togliere una sola pietra significava indebolire l’intera struttura. Allo stesso modo, nella comunità, ciascuno è fondamentale: ognuno è una pietra viva.
Anche l’incenso ha un significato profondo: mentre sale verso l’alto, richiama la preghiera e il desiderio di una vita che si eleva a Dio. La chiesa, ordinata e profumata, diventa così immagine di una vita cristiana bella e autentica. La luce che illumina lo spazio ci ricorda che Cristo è la luce del mondo, e che ogni cristiano è chiamato a riflettere questa luce nella vita quotidiana.
Infine, al centro di tutto, l’Eucaristia rivela il senso più profondo della comunità: non siamo individui isolati, ma un solo corpo. Il pane spezzato e condiviso diventa segno concreto di unità e comunione.
La nuova chiesa vuole essere una casa per tutti, un luogo di accoglienza e di incontro con Dio e con gli altri.
Infine la domanda più importante posta riguarda il futuro:
tra vent’anni, cosa racconterà questa nuova chiesa?
Sarebbe bello poter dire che qui è cresciuto un popolo capace di ascoltare la Parola di Dio, vivere la fede e testimoniare Cristo, e che questa nuova chiesa non è un punto di arrivo per la nostra comunità, ma un inizio: siamo chiamati ogni giorno a essere “pietre vive” per costruire, insieme, una comunità autentica e viva che profuma del profumo del vivente.

a cura della Commissione Comunicazioni "verso il 5 settembre"

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